Oggi 25 novembre si celebra la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. I motivi per cui venne istituita questa ricorrenza, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999, sono evidenti nel nome che porta: purtroppo ad oggi la mancanza di rispetto verso l’essere umano in generale e la donna in particolare si palesano ancora attraverso una dilagante violenza fisica e psicologica ai danni del genere femminile. E questo avviene in tutto il mondo, con modalità e gradi di intensità differenti. Ratio di questa giornata è pertanto porre l’accento su questo problema sociale, volendo smuovere l’opinione pubblica verso una presa di posizione collettiva nell’arginare questo tragico fenomeno e al fine di trovare delle soluzioni rapide ed efficaci. Le ragioni per cui sia stata scelta proprio questa data risalgono al lontano 1961 quando le tre sorelle Mirabal furono vittime di un’accanita violenza che portò alla loro morte; la loro storia è raccontata anche qui.

Con questa giornata parte anche la campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, avviata la prima volta nel 1991. Si è poi trasformata in una ricorrenza annuale che vede coinvolte con eventi ed iniziative sempre più città, stati e regioni nel mondo; ad oggi partecipano oltre 800 organizzazioni e 90 Stati. Questa campagna vuole mettere in evidenza le interconnessioni tra la condizione femminile, la violenza e i diritti umani. I “16 giorni” di attivismo abbracciano 4 date significative per questi temi: il 25 novembre, giorno di inizio, è la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”; il 1 dicembre è la “Giornata mondiale contro l’AIDS”; il 6 dicembre ricorre l’anniversario del Massacro di Montreal, quando nel 1989 quattordici giovani studentesse di ingegneria furono uccise a colpi di arma da fuoco da un misogino antifemminista; infine il 10 dicembre con la “Giornata per i Diritti Umani” si conclude la campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere.

Nei primi 10 mesi del 2017 in Italia si registravano 114 femminicidi, conto già superato dagli avvenimenti degli ultimi giorni. Enormemente più alti sono i casi di violenza fisica e psicologica, che si affiancano ad un calo delle denunce, ma non come conseguenza di un’inversione di tendenza del fenomeno (purtroppo!) ma sempre più spesso per paura di ritorsioni, vergogna (erroneamente sostenuta da una cultura retrograda che sempre più necessita di essere contrastata), nonché in molti casi per la mancanza di un’indipendenza economica che permetta di affrancarsi dai propri aguzzini.

La strada è ancora lunga, ma tutta la società è chiamata oggi, e sempre in futuro, ad avere maggiore rispetto per la vita di tutti, senza distinzioni di genere.

 

Elena Braghin

 

NOTA: Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano online 100torri.it per cui scrivo. A quanto detto sopra vorrei qui aggiungere un’ultima riflessione: ritengo che soluzioni rapide e definitive non esistano. Penso che efficace e di peso sostanziale possa essere solo un importante impegno sociale a cambiare la considerazione che si ha della donna: modificando le tradizioni, abbandonando gli stereotipi culturali e religiosi, insegnando fin dalla nascita il rispetto per la vita umana, per la persona, indipendentemente dal genere di appartenenza. Considerando il genere umano come un unicum con pari diritti, doveri, potenzialità e prospettive.

 

E.B.

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