Categoria: Storie

Caputova e Lightfoot, due donne ai vertici della politica che hanno fatto la storia

In meno di una settimana, due donne, a due capi del mondo, hanno fatto la storia nei rispettivi paesi: sono Zuzana Caputova, neoeletta presidente in Slovacchia e Lori Lightfoot, neoeletta sindaca di Chicago negli Stati Uniti d’America.

Zuzana Caputova è la prima donna eletta Presidente del suo paese, avvocato, madre, divorziata, ambientalista e attiva in favore le minoranze, è nota anche come la “Erin Brockovich della Slovacchia” per il suo impegno contro la corruzione.

Lori Lightfoot, è la nuova sindaca di Chicago, la terza città più popolosa degli Stati Uniti, e per lei il primato è multiplo perché è la prima donna afroamericana e dichiaratamente omossessuale a ricoprire questa carica in una delle più grandi città della nazione. Anche lei, avvocato ed ex procuratore federale, come la Caputova, ha fatto della lotta alla corruzione uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale.

E.B.

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Jacinda Ardern, ancora nella storia per aver portato la figlia neonata con sé all’Assemblea delle Nazioni Unite

Il Primo Ministro della Nuova Zelanda fa ancora una volta la storia decidendo di portare con sé la figlioletta di 3 mesi all’Assemblea delle Nazioni Unite, dove doveva tenere un discorso in funzione del suo ruolo. La donna, che allatta al seno, ha deciso di non allontanarsi dalla piccola Neve.

Supportata dalla presenza del marito, pur consapevole dell’eccezionalità della sua situazione, Jacinda Ardern nutre la speranza di riuscire a cambiare una mentalità, purtroppo consolidata, che non vedrebbe possibile per una donna realizzare insieme le aspirazioni professionali e il desiderio di maternità.
“Ho la capacità di portare mia figlia con me al lavoro. Non ci sono molti posti dov’è possibile farlo” ha dichiarato il Primo Ministro neozelandese, come riportato dal Guardian.
Jacinda Ardern era già entrata nella storia per essere la seconda donna ad aver portato a termine una gravidanza durante lo svolgimento del proprio mandato come più alta carica elettiva dello stato. Prima di lei solo la leader pakistana Benazir Buttho. (Potete leggere la storia cliccando qui)

E.B.

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Jacinda Arden e Benazir Bhutto, madri e leader nel lavoro

Il 21 giugno 2018 Jacinda Arden ha dato alla luce una bambina, lo ha annunciato sui social con questo messaggio “Welcome to our village wee one”. Il nascituro era atteso da un’intera nazione: Jacinda Arden è il Primo Ministro in carica della Nuova Zelanda. Nella storia recente, lei è la seconda donna a portare avanti una gravidanza mentre ricopre una massima carica elettiva. Prima della Arden, solo Benazir Bhutto, leader pakistana nei primi anni novanta.

 

Il Primo Ministro neozelandese, pur continuando a mantenere stretti contatti con il gabinetto di stato, ha usufruito di sei settimane di maternità, durante le quali il vice Primo Ministro Winston Peters l’ha sostituita nelle sue mansioni ufficiali.

Le due donne però hanno potuto gestire la gravidanza in modo molto diverso: il Primo Ministro pakistano dovette tenere segreta la gravidanza e la nascita del figlio, avvenuta nel 1990. La stessa Benazir Bhutto raccontò di aver affrontato un veloce e segreto parto cesareo per poi tornare a lavorare il giorno dopo. “Appresi solo successivamente di essere stata l’unico capo di governo, a memoria della storia recente, ad aver partorito durante il mandato” disse “È stato un momento decisivo, soprattutto per le giovani donne, la prova che una donna può lavorare e avere un bambino anche ai livelli di comando più alti ed impegnativi”.

Purtroppo, non molte altre donne hanno potuto sperimentare questa possibilità, ma è positivo che Jacinda Arden, la prima dopo la Bhutto a partorire durante il mandato da Primo Ministro, lo abbia potuto fare alla luce del sole, benché con alcune critiche, e usufruendo del diritto di una (seppur breve) pausa per maternità.

La speranza è che questo lieto evento sia esempio di positivi cambiamenti.

Affinché le donne vengano accettate, a qualunque livello, nel mondo del lavoro, solo per le loro capacità, indipendentemente dall’essere o meno una madre (o dal voler essere una madre in futuro).

Affinché vengano sviluppati e potenziati i sistemi di inclusione delle donne nel mondo del lavoro, a sostegno delle famiglie, di parità di genere non solo nel lavoro, ma anche nella cura e gestione della famiglia e della casa.

E.B.

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Marin Alsop, Beatrice Venezi e le donne direttori d’orchestra

Una professione, quella del direttore d’orchestra, che solo recentemente si sta aprendo alle donne.
Beatrice Venezi è diventata negli ultimi anni simbolo di questo cambiamento, non solo perché come donna essere direttore d’orchestra è un evento ancora raro, ma perché i suoi successi iniziano già in giovanissima età.

Nata a Lucca nel 1990, terminati gli studi di pianoforte e composizione presso l’Accademia Chigiana di Siena, si dedica alla direzione d’orchestra, diplomandosi a pieni voti al Conservatorio Verdi di Milano.

La direzione d’orchestra è una professione molto complessa, non solo perché richiede una profonda conoscenza di tutte le sfaccettature di una partitura orchestrale, ma anche perché serve polso e carisma nel farsi diligentemente seguire da tutti i musicisti, portando ordine e armonia in orchestra. Caratteristiche queste che per secoli sono state considerate appannaggio esclusivo del mondo maschile. La giovane Venezi ricorda in un’intervista a Vanityfair che il Maestro Franco Ferrara era solito dire che bisogna dirigere con testa fredda e cuore caldo. Capacità che certamente si acquisisce e perfeziona con il tempo e la pratica. Beatrice Venezi è impegnata in questo percorso di crescita e cambiamento, lavorando in diverse orchestre in Italia e nel mondo. Preferisce essere chiamata direttore e maestro, per non snaturare la forte connotazione della professione, ma non rinuncia ad esaltare la sua femminilità sul palco, perché una cosa non deve escludere l’altra. Odia il concetto di quote rosa, perché dice “credo che si dovrebbe parlare più del merito e di reali pari opportunità nel mondo lavorativo”. Il suo obiettivo professionale è portare la musica classica nelle playlist dei millennials. Vorrebbe far rivivere la musica classica aprendo i teatri e i dietro le quinte a tutti, soprattutto ai bambini, perché i più piccoli vivono tutto con la magia negli occhi.

Beatrice Venezi, non è l’unica ad aver intrapreso con successo questa professione, altre donne stanno seguendo questa strada: Nil Venditti è una di loro. Nata a Perugia, oggi ha 23 anni e frequenta il master in direzione d’orchestra alla Hochschule der Künste di Zurigo, sotto la guida del Maestro Johannes Schlaefli. Lei non parla di obbedienza riferendosi al legame con gli orchestrali da dirigere, ma di seduzione. Parla di empatia, quale caratteristica fondamentale per un direttore d’orchestra, necessaria per comunicare con più esseri viventi, creando un ambiente di lavoro sereno e produttivo. Il suo sogno è cambiare il mondo attraverso la musica, perché dice “la musica ha un potere soprannaturale, capace di rompere le barriere del linguaggio e comunicare direttamente con quella parte di noi che non dipende da sovrastrutture, giudizi o stereotipi”.

Prima di Venezi e Venditti è arrivata Marin Alsop, nata nel 1956 a New York City, è la prima donna ad essere diventata direttore di una grande orchestra americana. Violinista diplomata alla famosissima Juilliard School, si è specializzata in direzione d’orchestra incontrando così il suo eroe e poi suo mentore Leonard Bernstein. Attualmente è direttore sia della Baltimore Symphony Orchestra, sia, dal 2012, della São Paulo State Symphony Orchestra (OSESP), nonché la prima donna a ricoprire questo ruolo. Si è dichiarata femminista e orgogliosa di esserlo. A tutte le giovani donne ha lanciato un messaggio: “Believe in yourselves, follow your passion and never give up, because you will create a future filled with possibility”. Un concerto di ispirazione rosa.

E.B.

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Carlotta Gilli, il successo del “delfino di Muncalè”

La chiamano il “delfino di Muncalè” ed è una giovanissima promessa del nuoto italiano. Carlotta Gilli frequenta le scuole superiori come ogni altra adolescente della sua età, ma tutti i giorni trova la forza e la passione per allenarsi diverse ore in piscina. Deve barcamenarsi tra lezioni, studio, allenamenti e trovare anche il tempo di divertirsi un po’ con gli amici, ma il suo spirito di abnegazione per il nuoto, che la fa alzare tutte le mattine prestissimo per andare ad allenarsi prima delle lezioni e continuare anche alla fine della giornata scolastica, le ha permesso di raggiungere obiettivi da record. La sua determinazione l’ha portata a vincere 6 medaglie, di cui 5 ori e 1 argento, all’ultima edizione messicana dei Mondiali di Nuoto Paralimpici; non solo, ha realizzato anche il nuovo record mondiale di 27”03 nei 50 stile libero, per la sua categoria: quella degli atleti ipovedenti.

Carlotta Gilli è il “delfino di Muncalè”, una ragazza di 16 anni, originaria di Moncalieri, afflitta dalla malattia di Stargardt, una patologia ereditaria rara, che causa una degenerazione della macula (per questo nota anche come “maculopatia di Stargardt”), cioè della parte centrale della retina, causando gravi danni dalla vista. L’incidenza di questa malattia è circa di una persona su dieci mila. Purtroppo questa malattia si manifesta più frequentemente in fase di crescita, specialmente in adolescenza. Il successo e la determinazione di questa giovane campionessa, infatti, sono ancora più importanti alla luce del fatto che abbia iniziato a gareggiare solamente da poco più di un anno. Un vero esempio femminile di coraggio e tenacia che non può che essere di ispirazione per tutti.

Questa edizione dei Mondiali Paralimpici tenutasi a Città del Messico è stata un grande successo per la squadra azzurra: un totale di ben 38 medaglie, 20 d’oro, 10 d’argento e 8 di bronzo. Tutti gli atleti del gruppo italiano sono saliti sul podio almeno una volta. Un successo umano e sportivo, per gli atleti, per gli allenatori e per noi tutti. Un successo che speriamo di rivedere nelle prossime competizioni sportive.

 

E.B.

NOTA: Questo articolo (con alcune brevi aggiunte) è stato pubblicato anche sul sito del quotidiano online 100torri.it, testata che si occupa di notizie locali riferite ad un’ampia zona del territorio piemontese, tra le cui aree di interesse rileva anche quella di Moncalieri.

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