Mese: Marzo 2018

Glass Ceiling, il “soffitto di cristallo” nel mondo del lavoro

Eccoci tornati al tema del lavoro, nel precedente articolo ho presentato alcuni dati sulla disparità salariale, nota come Pay Gap, analizzando le iniziative per contrastare il fenomeno messe in atto da alcuni ordinamenti e spiegando perché puntare ad una equità salariale tra uomo e donna sia doveroso, oltreché un vantaggio per tutti, anche per le aziende che la mettono in pratica (potete leggere l’articolo qui).

Come anticipato, in questo articolo vorrei spiegare un altro problema che le donne lavoratrici spesso si trovano ad affrontare: il Glass Ceiling.

In Italia è un fenomeno noto come “soffitto di cristallo”, che consiste nell’impossibilità di raggiungere posizioni di vertice nel proprio ambito lavorativo, generalmente (e storicamente) riservate alla popolazione maschile.

Questa situazione è la concretizzazione del più ampio fenomeno della segregazione verticale, cerchiamo di capire brevemente di cosa si tratta.

Segregazione verticale e orizzontale

La segregazione verticale riguarda la concentrazione di uno dei generi in posizioni di vertice e comando nella gerarchia lavorativa, creando disparità di trattamento tra uomo e donna: i primi possono così accedere alle posizioni apicali, aumentando remunerazione e prestigio, mentre le donne risultano confinate in ruoli inferiori e senza possibilità di carriera ai vertici.

La figura del “soffitto di cristallo” rientra tra i casi più estremi di questo fenomeno, esemplificando così la totale preclusione di accesso di una professione ad una donna, che risulta completamente esclusa o confinata ad un livello gerarchico medio-basso.

La segregazione orizzontale, invece, consiste nella concentrazione di un genere in alcune specifiche categorie lavorative. Parlando di donne nel mondo del lavoro, ad esempio, ci si riferisce in questi termini a professioni denominate “femminili” perché tipicamente considerate come un’estensione delle caratteristiche riferite al genere, come la cura della persona e le professioni legate alla sfera emozionale. (Questo tema sarà oggetto di approfondimento in uno dei prossimi articoli di ispirazionerosa.it).

Il “soffitto di cristallo”

È una metafora utile a rappresentare le difficoltà che le donne incontrano (eccetto rari casi), nel raggiungere i ruoli di vertice, di controllo, responsabilità e potere, riservati storicamente agli uomini: come se un soffitto di cristallo invalicabile permettesse loro di vedere l’obiettivo (il ruolo di comando nel proprio ambito lavorativo) senza avere la possibilità di raggiungerlo.

In Italia il termine usato per indicare questo fenomeno è comparso nel 1993 nel rapporto CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), intitolato “Evoluzione delle organizzazioni del lavoro e percorsi emergenti per le donne”.

A partire dalla Costituzione Italiana, che all’articolo 37 sancisce la non discriminazione per età o sesso, tra uomini e donne in ambito lavorativo: «la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore […]»[1], sono numerosi gli interventi del Legislatore negli ultimi decenni atti ad agevolare l’equità di genere.

Purtroppo ancora molto resta da fare anche, e soprattutto, a livello culturale, in Italia, in Europa e in buona parte del mondo. Una chiara rappresentazione della situazione internazionale è espressa in questi grafici pubblicati sul sito di The Economist.

Un maggior rispetto per l’equità di genere si traduce in maggior benessere per tutti: sociale ed economico. A livello aziendale, ad esempio, la presenza femminile delle posizioni di comando ha effetti positivi sul profitto con guadagni in crescita, mentre le start-up a guida femminile pare abbiano maggiori probabilità di successo. Come sostiene il numero due di Facebook Sheryl Sandberg, tutto ciò perché “Men are more confident, women are more competent”.

 

E.B.

[1] Art. 37 Costituzione: «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione famigliare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione».

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Le Suffragette e il diritto di voto universale

Oggi, l’Italia è chiamata alle urne per definire la composizione del Parlamento per la prossima legislatura. Uomini e donne potranno esprimere le loro preferenze attraverso il voto elettorale. Sembra una cosa scontata, per alcuni addirittura una scocciatura, ma è bene ricordare che il diritto di voto universale è una conquista recente, soprattutto per le donne.

Lo scorso 6 febbraio 2018, nel Regno Unito, si è festeggiato il centesimo anniversario dalla conquista del suffragio universale. Le donne hanno lottato, scritto, manifestato, lavorato, scioperato e fatto sentire la loro voce per numerosi decenni prima di riuscire ad ottenere il riconoscimento della capacità di esprimere il proprio voto, oltreché essere esse stesse candidabili.

Le prime forme moderne di lotta per un’uguaglianza di genere risalgono all’epoca degli illuministi e alla Rivoluzione Francese. Protagonista di quest’epoca storica fu indubbiamente Olympe de Gouges (1748-1793). Olympe partecipò attivamente alla Rivoluzione Francese, scrivendo numerosissimi manifesti e volantini, pubblicò anche un’opera, Le prince philosophe, con cui rivendicava la totale uguaglianza tra uomini e donne, il diritto al divorzio, il diritto di voto, ma anche la libertà degli schiavi e molto altro. Un’autentica progressista, la prima forse ad organizzare gruppi di donne, ma che venne ghigliottinata nel 1793, dopo aver contestato Robespierre e difeso Re Luigi XVI, perché contraria alla pena di morte.

Fu solo a cavallo tra il 1800 e il 1900, però, che si formarono i primi movimenti organizzati di emancipazione femminile. Le protagoniste di questi movimenti sono passate alla storia come Suffragette, perché manifestavano soprattutto in favore del diritto di voto. Queste donne sono state derise, discriminate, arrestate e troppo spesso vittime di violenze.

Nel Regno Unito, fu Millicent Fawcett (1847-1929) a fondare il movimento National union of Women’s Suffrage, nel 1897. La svolta arrivò diversi anni dopo con l’avvento della I Guerra Mondiale quando, con la maggior parte degli uomini impegnati al fronte, le donne furono incaricate di svolgere numerose mansioni tradizionalmente considerate maschili, rendendo quindi impossibile non rivedere la considerazione delle capacità femminili. Così, nel 1918, esattamente 100 anni fa, le donne britanniche ottennero la capacità di voto per le elezioni nazionali. Questa conquista, però, non fu ancora per tutte: inizialmente fu riconosciuta capacità di voto solamente alle mogli dei capifamiglia, di età superiore ai 30 anni. Solo nel 1928 il diritto di voto venne esteso a tutte le donne del paese.

In Italia, invece, per ottenere il suffragio universale si dovette aspettare la fine della II Guerra Mondiale quando, finalmente, nel 1946 tutti i cittadini italiani, sia uomini che donne, con più di 21 anni, furono chiamati ad esprimersi nelle elezioni amministrative di primavera e successivamente nell’elezione dell’Assemblea Costituente e nella scelta tra repubblica o monarchia, votando per il referendum del 2 giugno.

Nel nostro paese sono passati solamente poco più di settant’anni da quando è stato concesso a tutti il diritto di voto. Teniamolo a mente oggi. Votare è un diritto e un dovere, foss’anche solo per onorare chi ha dedicato la propria vita lottando per concederci questo privilegio.

E.B.

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