Tag: emancipazione femminile

“Cattive Ragazze” di Assia Petricelli e Sergio Riccardi

Il volume è stato premiato nel 2014 con il Premio Andersen come miglior libro a fumetti.

Attraverso bellissime tavole a colori, gli autori accompagnano il lettore in un viaggio lungo 15 storie di donne straordinarie. Donne che nei secoli si sono distinte per le loro battaglie, i loro successi nelle scienze, nelle arti e nello sport. Donne che hanno affrontato numerose difficoltà perché il loro tempo non riconosceva la parità di genere o la libertà di esprimersi.

“C’è un patrimonio di esperienze, di cultura, di racconti a cui attingere. Un po’ di questo patrimonio è narrato in questo libro” spiega Cecilia D’Elia nell’introduzione “Le storie di questo libro sono storie di libertà, alcune famosissime, altre meno note. Probabilmente nessuna di queste donne si pensava eccezionale, ma tutte erano determinate.”

Tra loro troviamo Olympe de Gouge, vissuta ai tempi della rivoluzione francese, per le sue idee progressiste è oggi considerata una delle prime femministe della storia. Immancabile è la scienziata Marie Curie, l’unica donna ad aver vinto due volte il premio Nobel, in due differenti categorie. Nellie Bly fu la prima giornalista sotto copertura. Tra le italiane troviamo la coraggiosa storia di Franca Viola la prima a rifiutare una pratica in uso nel nostro paese: il “matrimonio riparatore”. Con il supporto della famiglia, Franca ebbe il coraggio di denunciare l’uomo che l’aveva rapita e violentata. Dopo di lei molte altre donne trovarono il coraggio di denunciare i propri stupratori. Fu così che nel (non lontano) 1981 vennero finalmente abrogati gli articoli del codice penale italiano che prevedevano il matrimonio riparatore e il delitto d’onore.

Queste e altre storie, interessanti ed istruttive, sono narrate in “Cattive Ragazze”, grazie all’immediatezza delle immagini la lettura è fruibile da tutti, anche dai più giovani, per trarre coraggio e ispirazione da coloro che prima di noi sono riuscite, con fatica, ad abbattere barriere e aprire nuove strade.

 

Cattive Ragazze – 15 storie di donne audaci e creative, di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, 2017 (I ed. 2013), Sinnos, € 13,00.

 

E.B.

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Le Suffragette e il diritto di voto universale

Oggi, l’Italia è chiamata alle urne per definire la composizione del Parlamento per la prossima legislatura. Uomini e donne potranno esprimere le loro preferenze attraverso il voto elettorale. Sembra una cosa scontata, per alcuni addirittura una scocciatura, ma è bene ricordare che il diritto di voto universale è una conquista recente, soprattutto per le donne.

Lo scorso 6 febbraio 2018, nel Regno Unito, si è festeggiato il centesimo anniversario dalla conquista del suffragio universale. Le donne hanno lottato, scritto, manifestato, lavorato, scioperato e fatto sentire la loro voce per numerosi decenni prima di riuscire ad ottenere il riconoscimento della capacità di esprimere il proprio voto, oltreché essere esse stesse candidabili.

Le prime forme moderne di lotta per un’uguaglianza di genere risalgono all’epoca degli illuministi e alla Rivoluzione Francese. Protagonista di quest’epoca storica fu indubbiamente Olympe de Gouges (1748-1793). Olympe partecipò attivamente alla Rivoluzione Francese, scrivendo numerosissimi manifesti e volantini, pubblicò anche un’opera, Le prince philosophe, con cui rivendicava la totale uguaglianza tra uomini e donne, il diritto al divorzio, il diritto di voto, ma anche la libertà degli schiavi e molto altro. Un’autentica progressista, la prima forse ad organizzare gruppi di donne, ma che venne ghigliottinata nel 1793, dopo aver contestato Robespierre e difeso Re Luigi XVI, perché contraria alla pena di morte.

Fu solo a cavallo tra il 1800 e il 1900, però, che si formarono i primi movimenti organizzati di emancipazione femminile. Le protagoniste di questi movimenti sono passate alla storia come Suffragette, perché manifestavano soprattutto in favore del diritto di voto. Queste donne sono state derise, discriminate, arrestate e troppo spesso vittime di violenze.

Nel Regno Unito, fu Millicent Fawcett (1847-1929) a fondare il movimento National union of Women’s Suffrage, nel 1897. La svolta arrivò diversi anni dopo con l’avvento della I Guerra Mondiale quando, con la maggior parte degli uomini impegnati al fronte, le donne furono incaricate di svolgere numerose mansioni tradizionalmente considerate maschili, rendendo quindi impossibile non rivedere la considerazione delle capacità femminili. Così, nel 1918, esattamente 100 anni fa, le donne britanniche ottennero la capacità di voto per le elezioni nazionali. Questa conquista, però, non fu ancora per tutte: inizialmente fu riconosciuta capacità di voto solamente alle mogli dei capifamiglia, di età superiore ai 30 anni. Solo nel 1928 il diritto di voto venne esteso a tutte le donne del paese.

In Italia, invece, per ottenere il suffragio universale si dovette aspettare la fine della II Guerra Mondiale quando, finalmente, nel 1946 tutti i cittadini italiani, sia uomini che donne, con più di 21 anni, furono chiamati ad esprimersi nelle elezioni amministrative di primavera e successivamente nell’elezione dell’Assemblea Costituente e nella scelta tra repubblica o monarchia, votando per il referendum del 2 giugno.

Nel nostro paese sono passati solamente poco più di settant’anni da quando è stato concesso a tutti il diritto di voto. Teniamolo a mente oggi. Votare è un diritto e un dovere, foss’anche solo per onorare chi ha dedicato la propria vita lottando per concederci questo privilegio.

E.B.

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