Categoria: Notizie

Caputova e Lightfoot, due donne ai vertici della politica che hanno fatto la storia

In meno di una settimana, due donne, a due capi del mondo, hanno fatto la storia nei rispettivi paesi: sono Zuzana Caputova, neoeletta presidente in Slovacchia e Lori Lightfoot, neoeletta sindaca di Chicago negli Stati Uniti d’America.

Zuzana Caputova è la prima donna eletta Presidente del suo paese, avvocato, madre, divorziata, ambientalista e attiva in favore le minoranze, è nota anche come la “Erin Brockovich della Slovacchia” per il suo impegno contro la corruzione.

Lori Lightfoot, è la nuova sindaca di Chicago, la terza città più popolosa degli Stati Uniti, e per lei il primato è multiplo perché è la prima donna afroamericana e dichiaratamente omossessuale a ricoprire questa carica in una delle più grandi città della nazione. Anche lei, avvocato ed ex procuratore federale, come la Caputova, ha fatto della lotta alla corruzione uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale.

E.B.

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“Ele Não!”, donne in piazza in Brasile contro il candidato di estrema destra Bolsonaro

Un fiume di donne ha invaso le strade del Brasile, urlando lo slogan della manifestazione: “Ele não!”, cioè “Lui no!”. Il candidato alle prossime elezioni presidenziali del paese, J. Bolsonaro, esponente dell’estrema destra, ha scatenato le ire e l’indignazione di decine di migliaia di donne, che dalla fine di settembre hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro le posizioni espresse dal candidato in tema di diritti delle donne.

A causa delle sue affermazioni controverse, Bolsonaro è considerato dai suoi oppositori (e non solo) un misogino e un omofobico. Sostenitore di un progetto anti-aborto, è noto anche per aver equiparato l’omosessualità alla pedofilia, così come riportato anche dalla BBC.

Il Brasile è spaccato in due in vista delle prossime elezioni, che si stanno palesando come le più discusse degli ultimi decenni, con una campagna elettorale dai toni molto accesi che infiamma gli animi dei candidati e dei cittadini, sfruttando come mai prima nelle elezioni di questa Nazione lo strumento dei social network.

 

E.B.

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Jacinda Ardern, ancora nella storia per aver portato la figlia neonata con sé all’Assemblea delle Nazioni Unite

Il Primo Ministro della Nuova Zelanda fa ancora una volta la storia decidendo di portare con sé la figlioletta di 3 mesi all’Assemblea delle Nazioni Unite, dove doveva tenere un discorso in funzione del suo ruolo. La donna, che allatta al seno, ha deciso di non allontanarsi dalla piccola Neve.

Supportata dalla presenza del marito, pur consapevole dell’eccezionalità della sua situazione, Jacinda Ardern nutre la speranza di riuscire a cambiare una mentalità, purtroppo consolidata, che non vedrebbe possibile per una donna realizzare insieme le aspirazioni professionali e il desiderio di maternità.
“Ho la capacità di portare mia figlia con me al lavoro. Non ci sono molti posti dov’è possibile farlo” ha dichiarato il Primo Ministro neozelandese, come riportato dal Guardian.
Jacinda Ardern era già entrata nella storia per essere la seconda donna ad aver portato a termine una gravidanza durante lo svolgimento del proprio mandato come più alta carica elettiva dello stato. Prima di lei solo la leader pakistana Benazir Buttho. (Potete leggere la storia cliccando qui)

E.B.

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Jacinda Arden e Benazir Bhutto, madri e leader nel lavoro

Il 21 giugno 2018 Jacinda Arden ha dato alla luce una bambina, lo ha annunciato sui social con questo messaggio “Welcome to our village wee one”. Il nascituro era atteso da un’intera nazione: Jacinda Arden è il Primo Ministro in carica della Nuova Zelanda. Nella storia recente, lei è la seconda donna a portare avanti una gravidanza mentre ricopre una massima carica elettiva. Prima della Arden, solo Benazir Bhutto, leader pakistana nei primi anni novanta.

 

Il Primo Ministro neozelandese, pur continuando a mantenere stretti contatti con il gabinetto di stato, ha usufruito di sei settimane di maternità, durante le quali il vice Primo Ministro Winston Peters l’ha sostituita nelle sue mansioni ufficiali.

Le due donne però hanno potuto gestire la gravidanza in modo molto diverso: il Primo Ministro pakistano dovette tenere segreta la gravidanza e la nascita del figlio, avvenuta nel 1990. La stessa Benazir Bhutto raccontò di aver affrontato un veloce e segreto parto cesareo per poi tornare a lavorare il giorno dopo. “Appresi solo successivamente di essere stata l’unico capo di governo, a memoria della storia recente, ad aver partorito durante il mandato” disse “È stato un momento decisivo, soprattutto per le giovani donne, la prova che una donna può lavorare e avere un bambino anche ai livelli di comando più alti ed impegnativi”.

Purtroppo, non molte altre donne hanno potuto sperimentare questa possibilità, ma è positivo che Jacinda Arden, la prima dopo la Bhutto a partorire durante il mandato da Primo Ministro, lo abbia potuto fare alla luce del sole, benché con alcune critiche, e usufruendo del diritto di una (seppur breve) pausa per maternità.

La speranza è che questo lieto evento sia esempio di positivi cambiamenti.

Affinché le donne vengano accettate, a qualunque livello, nel mondo del lavoro, solo per le loro capacità, indipendentemente dall’essere o meno una madre (o dal voler essere una madre in futuro).

Affinché vengano sviluppati e potenziati i sistemi di inclusione delle donne nel mondo del lavoro, a sostegno delle famiglie, di parità di genere non solo nel lavoro, ma anche nella cura e gestione della famiglia e della casa.

E.B.

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Glass Ceiling, il “soffitto di cristallo” nel mondo del lavoro

Eccoci tornati al tema del lavoro, nel precedente articolo ho presentato alcuni dati sulla disparità salariale, nota come Pay Gap, analizzando le iniziative per contrastare il fenomeno messe in atto da alcuni ordinamenti e spiegando perché puntare ad una equità salariale tra uomo e donna sia doveroso, oltreché un vantaggio per tutti, anche per le aziende che la mettono in pratica (potete leggere l’articolo qui).

Come anticipato, in questo articolo vorrei spiegare un altro problema che le donne lavoratrici spesso si trovano ad affrontare: il Glass Ceiling.

In Italia è un fenomeno noto come “soffitto di cristallo”, che consiste nell’impossibilità di raggiungere posizioni di vertice nel proprio ambito lavorativo, generalmente (e storicamente) riservate alla popolazione maschile.

Questa situazione è la concretizzazione del più ampio fenomeno della segregazione verticale, cerchiamo di capire brevemente di cosa si tratta.

Segregazione verticale e orizzontale

La segregazione verticale riguarda la concentrazione di uno dei generi in posizioni di vertice e comando nella gerarchia lavorativa, creando disparità di trattamento tra uomo e donna: i primi possono così accedere alle posizioni apicali, aumentando remunerazione e prestigio, mentre le donne risultano confinate in ruoli inferiori e senza possibilità di carriera ai vertici.

La figura del “soffitto di cristallo” rientra tra i casi più estremi di questo fenomeno, esemplificando così la totale preclusione di accesso di una professione ad una donna, che risulta completamente esclusa o confinata ad un livello gerarchico medio-basso.

La segregazione orizzontale, invece, consiste nella concentrazione di un genere in alcune specifiche categorie lavorative. Parlando di donne nel mondo del lavoro, ad esempio, ci si riferisce in questi termini a professioni denominate “femminili” perché tipicamente considerate come un’estensione delle caratteristiche riferite al genere, come la cura della persona e le professioni legate alla sfera emozionale. (Questo tema sarà oggetto di approfondimento in uno dei prossimi articoli di ispirazionerosa.it).

Il “soffitto di cristallo”

È una metafora utile a rappresentare le difficoltà che le donne incontrano (eccetto rari casi), nel raggiungere i ruoli di vertice, di controllo, responsabilità e potere, riservati storicamente agli uomini: come se un soffitto di cristallo invalicabile permettesse loro di vedere l’obiettivo (il ruolo di comando nel proprio ambito lavorativo) senza avere la possibilità di raggiungerlo.

In Italia il termine usato per indicare questo fenomeno è comparso nel 1993 nel rapporto CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), intitolato “Evoluzione delle organizzazioni del lavoro e percorsi emergenti per le donne”.

A partire dalla Costituzione Italiana, che all’articolo 37 sancisce la non discriminazione per età o sesso, tra uomini e donne in ambito lavorativo: «la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore […]»[1], sono numerosi gli interventi del Legislatore negli ultimi decenni atti ad agevolare l’equità di genere.

Purtroppo ancora molto resta da fare anche, e soprattutto, a livello culturale, in Italia, in Europa e in buona parte del mondo. Una chiara rappresentazione della situazione internazionale è espressa in questi grafici pubblicati sul sito di The Economist.

Un maggior rispetto per l’equità di genere si traduce in maggior benessere per tutti: sociale ed economico. A livello aziendale, ad esempio, la presenza femminile delle posizioni di comando ha effetti positivi sul profitto con guadagni in crescita, mentre le start-up a guida femminile pare abbiano maggiori probabilità di successo. Come sostiene il numero due di Facebook Sheryl Sandberg, tutto ciò perché “Men are more confident, women are more competent”.

 

E.B.

[1] Art. 37 Costituzione: «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione famigliare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione».

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