“L’informatica al femminile” di Cinzia Bellasio e Giovanna Giordano

Le donne eccellono nella scienza e nella tecnologia da molto più tempo di quanto siamo soliti immaginare. Nel campo dell’informatica la prima fu Ada Lovelace Byron che intuì le potenzialità del computer ben cento anni prima che ne fosse effettivamente costruito uno.

 “L’informatica al Femminile – Storie sconosciute di donne che hanno cambiato il mondo”, scritto da Cinzia Bellasio e Giovanna Giordano, vuole raccontare le donne che hanno fatto la storia dell’informatica, dai suoi albori fino ai giorni nostri.

Dietro la tecnologia che ormai riteniamo indispensabile e che siamo soliti tenere in mano quotidianamente ci sono idee geniali e inaspettate storie di donne, il loro racconto vuole sfatare il luogo comune che vede solo gli uomini associati alle tecnologie informatiche.

Il volume, edito da Neos Edizioni, sarà presentato oggi pomeriggio, giovedì 4 aprile, presso il bellissimo Palazzo Cisterna di Torino, sito in via Maria Vittoria 12, alle ore 18:15.     

E.B.

L’articolo è stato pubblicato anche su 100torri.it

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Caputova e Lightfoot, due donne ai vertici della politica che hanno fatto la storia

In meno di una settimana, due donne, a due capi del mondo, hanno fatto la storia nei rispettivi paesi: sono Zuzana Caputova, neoeletta presidente in Slovacchia e Lori Lightfoot, neoeletta sindaca di Chicago negli Stati Uniti d’America.

Zuzana Caputova è la prima donna eletta Presidente del suo paese, avvocato, madre, divorziata, ambientalista e attiva in favore le minoranze, è nota anche come la “Erin Brockovich della Slovacchia” per il suo impegno contro la corruzione.

Lori Lightfoot, è la nuova sindaca di Chicago, la terza città più popolosa degli Stati Uniti, e per lei il primato è multiplo perché è la prima donna afroamericana e dichiaratamente omossessuale a ricoprire questa carica in una delle più grandi città della nazione. Anche lei, avvocato ed ex procuratore federale, come la Caputova, ha fatto della lotta alla corruzione uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale.

E.B.

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“Ele Não!”, donne in piazza in Brasile contro il candidato di estrema destra Bolsonaro

Un fiume di donne ha invaso le strade del Brasile, urlando lo slogan della manifestazione: “Ele não!”, cioè “Lui no!”. Il candidato alle prossime elezioni presidenziali del paese, J. Bolsonaro, esponente dell’estrema destra, ha scatenato le ire e l’indignazione di decine di migliaia di donne, che dalla fine di settembre hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro le posizioni espresse dal candidato in tema di diritti delle donne.

A causa delle sue affermazioni controverse, Bolsonaro è considerato dai suoi oppositori (e non solo) un misogino e un omofobico. Sostenitore di un progetto anti-aborto, è noto anche per aver equiparato l’omosessualità alla pedofilia, così come riportato anche dalla BBC.

Il Brasile è spaccato in due in vista delle prossime elezioni, che si stanno palesando come le più discusse degli ultimi decenni, con una campagna elettorale dai toni molto accesi che infiamma gli animi dei candidati e dei cittadini, sfruttando come mai prima nelle elezioni di questa Nazione lo strumento dei social network.

 

E.B.

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Jacinda Ardern, ancora nella storia per aver portato la figlia neonata con sé all’Assemblea delle Nazioni Unite

Il Primo Ministro della Nuova Zelanda fa ancora una volta la storia decidendo di portare con sé la figlioletta di 3 mesi all’Assemblea delle Nazioni Unite, dove doveva tenere un discorso in funzione del suo ruolo. La donna, che allatta al seno, ha deciso di non allontanarsi dalla piccola Neve.

Supportata dalla presenza del marito, pur consapevole dell’eccezionalità della sua situazione, Jacinda Ardern nutre la speranza di riuscire a cambiare una mentalità, purtroppo consolidata, che non vedrebbe possibile per una donna realizzare insieme le aspirazioni professionali e il desiderio di maternità.
“Ho la capacità di portare mia figlia con me al lavoro. Non ci sono molti posti dov’è possibile farlo” ha dichiarato il Primo Ministro neozelandese, come riportato dal Guardian.
Jacinda Ardern era già entrata nella storia per essere la seconda donna ad aver portato a termine una gravidanza durante lo svolgimento del proprio mandato come più alta carica elettiva dello stato. Prima di lei solo la leader pakistana Benazir Buttho. (Potete leggere la storia cliccando qui)

E.B.

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Jacinda Arden e Benazir Bhutto, madri e leader nel lavoro

Il 21 giugno 2018 Jacinda Arden ha dato alla luce una bambina, lo ha annunciato sui social con questo messaggio “Welcome to our village wee one”. Il nascituro era atteso da un’intera nazione: Jacinda Arden è il Primo Ministro in carica della Nuova Zelanda. Nella storia recente, lei è la seconda donna a portare avanti una gravidanza mentre ricopre una massima carica elettiva. Prima della Arden, solo Benazir Bhutto, leader pakistana nei primi anni novanta.

 

Il Primo Ministro neozelandese, pur continuando a mantenere stretti contatti con il gabinetto di stato, ha usufruito di sei settimane di maternità, durante le quali il vice Primo Ministro Winston Peters l’ha sostituita nelle sue mansioni ufficiali.

Le due donne però hanno potuto gestire la gravidanza in modo molto diverso: il Primo Ministro pakistano dovette tenere segreta la gravidanza e la nascita del figlio, avvenuta nel 1990. La stessa Benazir Bhutto raccontò di aver affrontato un veloce e segreto parto cesareo per poi tornare a lavorare il giorno dopo. “Appresi solo successivamente di essere stata l’unico capo di governo, a memoria della storia recente, ad aver partorito durante il mandato” disse “È stato un momento decisivo, soprattutto per le giovani donne, la prova che una donna può lavorare e avere un bambino anche ai livelli di comando più alti ed impegnativi”.

Purtroppo, non molte altre donne hanno potuto sperimentare questa possibilità, ma è positivo che Jacinda Arden, la prima dopo la Bhutto a partorire durante il mandato da Primo Ministro, lo abbia potuto fare alla luce del sole, benché con alcune critiche, e usufruendo del diritto di una (seppur breve) pausa per maternità.

La speranza è che questo lieto evento sia esempio di positivi cambiamenti.

Affinché le donne vengano accettate, a qualunque livello, nel mondo del lavoro, solo per le loro capacità, indipendentemente dall’essere o meno una madre (o dal voler essere una madre in futuro).

Affinché vengano sviluppati e potenziati i sistemi di inclusione delle donne nel mondo del lavoro, a sostegno delle famiglie, di parità di genere non solo nel lavoro, ma anche nella cura e gestione della famiglia e della casa.

E.B.

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